Perchè sono contro il voto elettronico

Credo fermamente nell’innovazione, ma sono convinto che quella del voto online non sia una strada percorribile, per una questione di sicurezza e di affidabilità


Voto cartaceo o elettronico?

Voto elettronico: sì o no? In questi giorni fa discutere molto l’intervento di Beppe Grillo sul suo blog, in cui si dichiara completamente favorevole, sostenendo che essere contro questo tipo di voto vuol dire essere “arretrati” e che sia come protestare contro la possibilità di fare bonifici online o essere contro gli e-commerce. Insomma, essere per il voto cartaceo sarebbe solamente mancata volontà di fare passi in avanti e gestire la burocrazia in modo migliore.

Io sono un softwarista, credo nell’innovazione e sono fermamente convinto che sia un bene che l’informatica si integri sempre più nella società. Tuttavia sono altrettanto convinto che l’e-voting non sia la strada migliore da seguire.

E’ bene mettere in chiaro fin da subito che scrivo quest’articolo per dare la mia visione dell’insieme, senza tener conto delle varie tipologie di voto elettronico.

Senz’altro è innegabile che il voto telematico porti con sè una serie di vantaggi.

Sono sicuro che sarebbe fantastico svegliarmi il giorno delle elezioni ed esprimere il mio voto in un click, mentre sto facendo colazione. Per non parlare di come sarebbe bello conoscere immediatamente i risultati finali delle votazioni, appena due secondi dopo la chiusura dei seggi virtuali. Un risparmio di tempo notevole.

Chissà i costi che potremmo evitare. Il sistema cartaceo richiede cifre astronomiche, intorno alle centinaia di milioni di euro!

Ce ne sarebbe grato l’ambiente per quanti alberi salveremmo, perchè la carta non servirebbe più!

E se proprio vogliamo rincarare la dose, ci eviteremmo il grande smaronamento dei complottisti delle matite truccate. Una pacchia, insomma.

Tuttavia il voto elettronico porta con sé una serie di problemi che lo rendono assolutamente impraticabile.

Sicurezza

La ragione più ovvia, è che la piattaforma di e-voting risiederebbe su un sistema telematico, trascinandosi dietro tutti i difetti del caso. Ora, lasciamo da parte il fatto che alcuni siti governativi siano fatti a cazzo di cane e che alcuni siano vulnerabili a banali SQL injection. Vado sulla fiducia e faccio conto che un lavoro del genere verrebbe fatto fare a professionisti indiscussi del settore. Tuttavia, professionisti o meno, mettiamoci in testa che il sistema sicuro non esiste. Come ben saprete, le elezioni sarebbero italiane, ma gli interessi sarebbero internazionali. Questo vuol dire che una superpotenza – diciamo USA – potrebbe essere interessata a far vincere un canditato piuttosto che un altro. Non voglio esagerare, ma se la CIA – tra i tanti – si mette in testa di entrare nel sistema di voting, ci riesce, pochi cazzi. Per fare un esempio di risolutezza, l’FBI è riuscita ad hackerare un iPhone 5c.

Questi hanno dichiaratamente a disposizione uffici di centinaia di hacker, che arrivano la mattina, poggiano la pepsi sulla scrivania e ti sverginano la madre. Tutto qua.

Per non parlare degli attacchi DDoS, che sono un po’ una gara a chi ce l’ha più lungo. Si tratta di eseguire miliardi di richieste al secondo verso un server (del sistema di voting, nel nostro caso), finché questo non crasha. Il risultato è che l’intero sistema va fuori uso, con conseguenze a livello burocratico. Un attacco di questo tipo potenzialmente può affondare chiunque, soprattutto se non si hanno le infrastrutture adeguate e prescinde dalle competenze tecniche dei sistemisti. Eclatante è il caso dell’attacco DDoS della botnet Mirai ad ottobre 2016.

Faccio una considerazione. Lungi da me voler far politica in questo blog, ma quando Grillo dice che essere contro il voto elettronico è come essere contro i bonifici online (o peggio contro gli e-commerce), dice una cazzata. In delle elezioni politiche sono in tanti ad avere degli interessi e le conseguenze globalmente sono ben più gravi: un rappresentante non scelto dal popolo vuol dire fine della democrazia. Un bonifico invece coinvolge solo un mittente e un destinatario e ad esserne interessata è al più la criminalità digitale, che comunque esiste ed è spaventosa, ma si parla di casi ben più isolati.

Affidabilità

Il dente più dolente è l’affidabilità del sistema stesso. Chi ci dice che i risultati rispecchino esattamente i voti espressi? Chi ci dice che ci sia effettivamente la segretezza del voto? Non c’è alcuna garanzia!

Nel 2014 la Norvegia, dopo un decennio di sperimentazione, ha ritenuto l’e-voting non sicuro ed è tornata al sistema cartaceo, per paura di attacchi hacker, per un rischio della privacy dei dati e per una conseguente bassa affluenza alle urne. Gli elettori, infatti, percependo nella votazione elettronica una minor sicurezza, si sono mostrati più restii. Certo, non è detto che in Italia sarebbe così, ma è bene considerare anche un fattore del genere.

Chi ci dice che i risultati delle elezioni non vengano manipolati?

Ricordiamo le controversissime elezioni presidenziali USA del 2000, quelle in cui Bush vinse su Al Gore per una manciata di voti. Un tale Clint Curtis, programmatore del software di votazione, dichiarò che i risultati di quelle elezioni vennero manipolati quasi sicuramente. Ora non voglio entrare nel merito della questione, quelle dei brogli sono solo ipotesi. Quello che voglio ribadire, invece, è che effettivamente la possibilità di manipolare il voto esiste, perciò, che si voglia leggere la situazione in chiave complottistica o meno, è un’eventualità da prendere in considerazione.

A seconda della tipologia del sistema di voting i pro e i contro possono variare. Ad esempio il DRE, in cui si vota sui monitor nei seggi, prevede la stampa su carta del proprio voto (per verifica), il che reintroduce il problema ambientale e annulla “il bello” di non doversi recare necessariamente al seggio. Il sistema voting attraverso un qualunque dispositivo collegato ad Internet, invece, aumenta esponenzialmente il pericolo di voto di scambio, oltre ad essere più vulnerabile.

Insomma, il discorso può essere molto più articolato, il punto della questione è che se ne leggono di cotte e di crude sul voto online. In ogni Paese in cui il voto elettronico è presente, le accuse di brogli e attacchi hacker volano, proprio come successo con Trump.

Dunque, siamo sicuri che per l’Italia sarebbe una buona idea?


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