Facebook: la confusione delle Reactions e il tasto Non mi piace

Nel 2016 Facebook ha fatto un passo importante: ha introdotto le Reactions. Per quale motivo? E soprattutto perchè non c’è il tanto richiesto tasto Non mi piace?


Reactions di Facebook
Reactions di Facebook

A febbraio 2016 Facebook ha introdotto un’importante novità: le Reactions, ossia sei emoji che affiancano il tasto Mi piace e con le quali gli utenti possono esprimere la loro reazione ad un determinato contenuto. Cosa ha portato il social network ad una scelta simile?
Prima delle reaction, per esprimere la nostra reazione attraverso una emoji, dovevamo eseguire più passaggi, mentre in questo modo la cosa è comoda e immediata. Inoltre, da anni gli utenti lamentavano del fatto che non avessero un’ampia gamma di scelta, così il buon Mark Zuckerberg. ha voluto asoltarli e accontentarli. Questo per modo di dire, ovviamente, perché dietro una scelta così importante c’è un vero e proprio studio di marketing.

– Ehi, Mark, inserite il tasto Non mi piace? Pleaaase!

Eppure, il tasto più richiesto dagli utenti è il Non mi piace. Come mai questo non è stato inserito? Naturalmente, dietro ci sono ragioni di marketing. Inserirlo significherebbe permettere agli utenti di esprimere un giudizio negativo. Immaginate un’azienda che investe e sponsorizza un post, ma questo recimola solo Non mi piace. Ne va di mezzo l’immagine dell’azienda, che sarebbe penalizzata, invece che promossa. Allora cosa succederebbe? Le imprese continuerebbero ad investire allo stesso modo? No. E se c’è una cosa che a Facebook – come ogni altra azienda – non piace, è perdere soldi.

Quindi, al contrario di ciò che importanti testate giornalistiche scrivevano, il tasto Non mi piace non c’è e non arriverà mai. Al suo posto, invece, ci sono le Reactions.
Arriviamo al punto della questione.
In precedenza, Facebook offriva un solo tasto di interazione, il Mi piace. Tuttavia non tutti ne capivano il significato: il Mi piace andrebbe messo ai post che hanno un contenuto di qualità, seppur si tratti di qualità soggettiva. Invece, quando il post era la notizia di una catastrofe c’era chi esclamava “come fa certa gente a mettere mi piace ad un articolo del genere?”. Insomma, spesso si giudicava il contenuto del post, non la sua qualità.

E’ importante che si sappia fare questa differenza. Il modo in cui Facebook mostra sulla nostra bacheca certi contenuti, piuttosto che altri, dipende da innumerevoli variabili, come il numero di condivisioni del post, popolarità di chi ha condiviso il post, preferenze di ogni singolo utente e tra le altre cose, il numero di Mi piace al post. Perciò si tratta di un vero e proprio ranking, ossia una classifica che Facebook stila per ognuno dei nostri profili e in cui ogni post ha un certo punteggio.
In merito a questo, si pensi agli effetti negativi che comporterebbe, eventualmente, il tasto Non mi piace. Con il solo tasto Mi piace, al massimo un utente che ne fraintende il significato, evita di cliccarci sopra. Ma se avesse la possibilità di mettere Non mi piace ad un ottimo articolo che parla della morte di Umberto Eco, cose succederebbe? Quel post perderebbe punti nella classifica?

Se un solo tasto ha comportato una certa confusione, ora che l’utente si trova davanti a sette possibili scelte, cosa succederà? Se prima avevo colto la differenza tra il mettere Mi piace al post per la sua qualità e il mettere Mi piace al post per il suo contenuto, ora sono confuso anch’io.
Quando dovrei mettere il Mi piace, quando il Love? Il primo se mi piace discretamente, l’altro se mi piace tanto? Ma soprattutto, se metto il Love, la mia ragazza come la prenderà?

Ok, sto cazzeggiando, ma il Mi piace va messo comunque al post di qualità, anche se riguarda un evento triste? Oppure va messo al post di cui mi piace anche il contenuto (parla di cose belle)?
Se le cose stanno come nel primo caso, c’è una certa differenza tra il tasto Mi piace e le Reaction, anche se sono messi nello stesso calderone.
Nel secondo caso, il vecchio algoritmo per stabilire il ranking dei post non funziona più e tutto sarebbe più equivocabile di quanto sembri.
Penso che le cose stiano come nel primo caso, di conseguenza il Mi piace è un qualcosa di generico, mentre la Reaction indica uno stato d’animo in particolare, che seguendo il ragionamento di prima sembrano addirittura svalutare il Mi piace (a questo punto a che serve?), che però non scomparirà mai, anche se la sua scomparsa probabilmente porterebbe a fare meno confusione.
Separare la semantica tra il Mi piace e le Reactions però, non significa che l’algoritmo del ranking non sia cambiato, anzi. E’ più studiato di quello che possa sembrare. Ogni reaction contribuisce in modo diverso al ranking, senza influire in modo negativo – ribadiamolo -, per lo stesso discorso del tasto Non mi piace.

Ma in tutto questo qual è il reale motivo che ha spinto Facebook ad inserire le Reactions? Per avere una scorciatoia per le emoji? Nah. Per evitare l’equivoco del Mi piace ad un post triste? Ma no. Per far contenti gli utenti? Meno che mai.
Facebook, per funzionare, deve essere in grado di tenere occupati gli utenti il maggior tempo possibile. Se mi annoio non ci navigo e il colosso perde soldi, per cui tutto quello che vedo deve piacermi: la qualità è fondamentale. Per questo, Facebook deve, come ha sempre fatto, catalogare tutto e tutti e le Reaction sono un ottimo modo per classificare qualcosa che prima mancava.
Ok, quel post piace a quell’utente, ma di cosa tratta? Come lo fa sentire?
Facebook vuole diventare un e-commerce a tutti gli effetti, nel senso molto largo del termine. Resterà comunque un social network eh, ma nel frattempo cercherà di venderci qualcosa e – indovinate un po’ – sarà qualcosa di estremamente mirato, perché saprà tutto di noi.


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